
Ciccio Carrà Tringali nasce a Lentini il 1° novembre
del 1874, ultimogenito di cinque figli, da Sebastiano
Carrà e Carmela Tringali. Il padre era mugnaio e la
madre casalinga. Il padre ben presto per una grave
malattia perde il mulino e la famiglia si ritrova a
vivere di stent, così il giovane Ciccio invece di
andare a scuola è mandato a lavorare nei campi ma
presto è attratto dal mondo dei cantastorie e della
poesia. Rimasto orfano a venti anni, l'anno
successivo sposa Giuseppa Rizzo, che avrà un ruolo
fondamentale nella vita del poeta, infatti è lei a
scrivere le poesie che Ciccio, analfabeta le detta.
Con la nscita dei primi figli le esigenze della
famiglia crescono e Ciccio si ritrova a fare i
mestieri più disparati, tra i quali lo spaccapietre.
Nonostante le difficoltà continua a comporre trovando
nella poesia il sollievo per la fatica e la
motivazione per andare avanti. Nel 1908 emigra, come
tanti altri, negli Stati Uniti per ritornare a
Lentini qualche anno dopo, deluso e scoraggiato. In
paese riprende a fare lo spaccapietre. Nel 1915 un
giornale locale (Pupu Luordo) pubblica alcune liriche
di Ciccio Carrà Tringali, ma è solo nel 1929 che
viene pubblicata dalla tipografia Rosario Saluta, per
interessamento del prof. Paolo Riso si Siracusa e la
munificenza del marchese Filippo Francesco Gargallo
di Casteltermini, la prima raccolta di poesie, dal
titolo Ciuri
e duluri.
Si tratta di novanta componimenti, per la maggior
parte sonetti autobiografici in cui sono descritte le
traversie dell'autore. Ciuri e duluri
diventa una caso
letterario, l'opera è recensita positivamente da S.
Giuffrida, S. Zappalà e da F. Cajoli e G. Piatti
sul Giornale
d'Italia. Ciccio
diventa improvvisamente famoso e stimato soprattutto
nella vicina Catania e nel 1930 in una manifestazione
alla quale partecipano più di cinquecento persone,
venute da ogni parte dell'isola, è acclamato POETA.
Tra il 1930 e il 1940 smette di fare lo spaccapietre
e svolge lavori meno faticosi, come custode del
giardino pubblico e operaio delle ferrovie. Nel
frattempo continua a comporre diversificando la sua
produzione letteraria. Scrive almeno quattro
commedie, un poema in versi e moltissime poesie. Nel
1934 una disposizione del regime fascista che ordina
la chiusura di periodici che pubblicano poesie
dialettali, mette in seria difficoltà l'attività
letteraria di Ciccio Carrà Tringali, che non riesce
più a fare stampare le sue liriche. Dopo la guerra la
rinascita culturale di Lentini coinvolge anche il
nostro poeta, che nel 1947 grazie al barone Magnano
di San Lio e del parroco della Matrice mons. La Rosa
pubblica la seconda raccolta di poesie, dal
titolo Siti
di giustizia, con prefazione del farmacista
Paolo Zarbano, che spesso si occupava anche di
correggere l'ortografia dei lavori di Ciccio Carrà
Tringali. Il volume è recensito favorevolmente e
riscuote un notevole successo. Per Ciccio è un
momento magico, le sue liriche sono pubblicate in
numerose riviste di poesia. Nonostante ciò vive
nell'indigenza, con un misero sussidio dell'INPS. Nel
1951 vince il Diploma d'argento al concorso per la
canzone siciliana indetto dall'Accademia Dialettale
"G. meli " di Palermo. Alla fine degli anni
Cinquanta, stanco e ammalato esce di casa sempre più
raramente, i suoi concittadini lo denigrano e lui
abbandonato da tutti, trascorre gli ultimi anni di
vita confortato dalla compagnia della moglie in
completa solitudine. Nel 1963 muore anche la moglie
che lui raggiungerà dopo due anni all'età di 91 anni.
Di tuttu ni fazzu
puisia, da Ciuri e duluri
(1929).
Mi
battu ccu la petra e pigghiu e lassu
'ncorpu la mazza, 'ncorpu lu picuni,
e travagghiannu 'ngnornu di gran passu,
sprimutu arrestu comu 'n lumiuni.
E lu patruni mi talia d'arrassu,
torci lu coddu comu 'n lucirtuni,
ju a travagghiari e iddu a stari a spassu!
chista ch'e' liggi, munnu lazzarunni?
Ma poi canciu pinseri e mi cunfortu,
pirchì mi vidu ' ntornu a tanti ciuri
di maju e di sinapi ammenzu 'n'ortu.
E trova menza paci l'arma mia,
e cantu tra lu sbriu e lu duluri
e di tuttu nu fazzu puisia!.